Ebbene sì, non avrei voluto, ma siamo rientrati...
Per iniziare, posto questa foto molto significativa, poi verrà il resto...
Slán libh!!

EDIT
Visto il casino delle prossime 6 pagine, che mi fa vincere ad occhi bendati la sfida con Varagiò, scrivo quì almeno si capisce qualcosa

1° giorno
Ordunque, dopo mesi di organizzazione, si parte alla volta dell'Irlanda, abbiamo il traghetto alle 18 del mercoledì, per non fare i circa 1300 km in giornata, partiamo il martedì e decidiamo di farne la maggior parte il primo giorno, abbiamo prenotato un b&b dalle parti di Auxerre, grosso modo 150 km prima di Parigi. La mattina si parte con calma, sosta ogni ora e velocità quasi sempre nei limiti, il clima e ottimo e già ci pregustiamo i giorni a venire quando all'improvviso, in un curvone autostradale larghissimo, per fortuna senza nessun veicolo nelle vicinanze, sento un forte rumore di sfregamento metallico, rumore che sovrasta quello del motore e del vento, e contemporaneamente il posteriore sbalza prima da una parte e poi dall'altra, facendomi sporcare le mutande, i pantaloni, la sella e anche il sottosella!! Rumore a parte, la sensazione è stata come quella di una perdita improvvisa di pressione della gomma, infatti mentre velocemente rallento e accosto in corsia d'emergenza penso ad una foratura. E invece quando scendo mi rendo quasi subito conto, tutto il cerchio si muove, sposto leggermente il parapolvere e vedo il cuscinetto destro distrutto. Aspettare lì è troppo pericoloso, chissà quanto ci vorrà poi per l'assistenza, nel navigatore vedo che c'è un autogrill a due km, risaliamo e a 20 km/h lo raggiungo, la ruota cmq si muove parecchio e rischio di rovinare anche il disco del freno, è anche grazie al disco appoggiato alle pasticche che la ruota sta in asse. Non me la sento di arrivare alla prima uscita autostradale, distante venti km, anche perchè non siamo vicinissimi a nessuna grande città quindi di officine honda non ne troveremo di certo nelle vicinanze.
Per quel che mi riguarda, la vacanza è andata, sono le sei di sera e non penso proprio che me la ripareranno a breve, perderemo il traghetto il giorno dopo, sconsolato penso solo a contattare l'assistenza, a farmi riparare la moto e a tornarmene a casa. Lara invece è più ottimista e fiduciosa. Troviamo anche il modo di scherzarci sopra...

Vi risparmio le telefonate con l'assistenza, alla fine il succo è che nella rete autostradale francese la mia assistenza non può intervenire, devo fare tutto io e poi portare i fogli per il rimborso. Per fortuna Lara mastica abbastanza bene il francese, facciamo chiamare dal cassiere dell'autogrill l'assistenza delle autostrade francesi, gli spieghiamo che è una moto, per fortuna arriva abbastanza in fretta, ma con un carro attrezzi su cui si potrebbe caricare la motrice di un tir! Forse era l'unico disponibile in quel momento nelle vicinanze. Carichiamo la moto e la portiamo in un concessionario Renault, il più vicino. Ci spiegano che data l'ora, ci accompagnano in albergo, e l'indomani ci passano a prendere e si va tutti a Digione, a 60 km (!), dove c'è il concessionario honda. Così finisce la nostra prima giornata di viaggio, in un triste albergo autostradale della catena Etap, pieno di camionisti e commessi viaggiatori di tutta europa, e come unici turisti due italiani vestiti da moto che arrivano in taxi...
2° giorno
Il Vara si rifarà il secondo giorno, oh se si rifarà... giornata memorabile! La mattina quando arriva il taxi all'albergo, noi siamo già lì da venti minuti che lo aspettiamo con ansia. Andiamo alla Renault, la moto è già stata caricata in un furgone, meno male perchè col camion della sera prima ci avremmo messo il doppio del tempo. Il ragazzo guida spedito e arriviamo a Digione per le 10:00 circa, io comincio nuovamente a scoraggiarmi perchè mancano 700 km e non sappiamo se ce la ripareranno subito. Lara dà il meglio di sè come traduttrice e anche come attrice per impietosirli, loro capiscono la situazione, tirano giù da una pedana un transalp in lavorazione e ci caricano la vara, un meccanico comincia a smontare e un altro va in giro per magazzini a trovare "le rulement", non ce l'hanno in officina! Per fortuna rientra subito, l'ha trovato al primo posto dov'è andato! Continua la lavorazione, noi passeggiamo avanti e indietro come i parenti di un paziente in rianimazione, mentre i minuti sull'orologio scorrono.
A mezzogiorno circa abbiamo la vara, io ricarico i bagagli mentre Lara paga il conto.

E quì ci vuole una grande scena di un grande film:
http://www.youtube.com/watch?v=qHmkilf1E_ACi guardiamo negli occhi, abbiamo 700 km da fare per il traghetto, sono le 12 e il traghetto è alle 18, la nostra frase Blues Brothers che ci ripetiamo a vicenda è "Non si beve, non si mangia, non si pis*ia, non si ca*a, e soprattutto il culo non fa male, non fa male!" Il navigatore mi dà l'arrivo alle 18:30, secondo i limiti, ma non tiene conto delle soste benzina, dei lavori in corso, che sembrano ogni volta interminabili, e soprattutto della tangenziale di Parigi, che infernale è dir poco. Vi risparmio i dettagli, ora aspetto solo notizie dalla francia (ho visto almeno due flash...). Le soste benzina le facciamo stando seduti in moto, tra l'altro non supero mai i 200 km da pieno a pieno... Arriviamo alla tangenziale di Parigi, tutto bloccato, mio malgrado mi accodo. Vedo negli specchietti un t-massss arrivare a tutta e le auto che si allargano per farlo passare, colgo l'occasione al volo e mi accodo, sfruttando la sua conoscenza della strada e del modo di guidare degli automobilisti locali. Dopo diversi km, quando il traffico ritorna alla normalità, lo sorpasso e mai come stavolta sono stato contento di salutare uno scooter! Dovevamo scontare ancora qualcosa, infatti nel mezzo della Normandia ci sorprende un acquazzone pauroso, sono costretto a rallentare per non rischiare troppo ma non ho intenzione di fermarmi per gli antipioggia, sono minuti fondamentali. Arriviamo a Cherbourg alle 17:50, qualche minuto per arrivare al porto, due minuti per il controllo del biglietto, due minuti per il controllo dei documenti da parte dei doganieri, la vara segna le 17:57 quando poggia le sue ruote sul ferro di quella bella nave, ci fanno posteggiare subito, tra un tir ed un camper, mentre vediamo il portellone che si alza nascondendoci il cielo francese... Tanta è la tensione e l'adrenalina in corpo, che non diciamo niente... Ci rilasseremo col passare delle ore in nave...
Riguardo la sistemazione della moto in nave, posso solo dire che la prima cosa che mi viene data appena parcheggiato, è un quadrato enorme di moquette, proprio di moquette, da sistemare sulla sella della moto per passarci sopra la cinghia, che è di quelle piatte, con l'avvolgitore a cricchetto... piccole cose, che fanno felice un motociclista...
Il viaggio nella Oscar Wilde passa tranquillo, il mare è calmo anche se le enormi nuvole nere ci preoccupano... ma in fondo, stiamo andando in Irlanda, no? La nave è quasi vuota, pochissimi passeggeri, la cabina è al livello dei traghetti italici, sono invece di molto superiori le attrattive e i servizi a bordo, per mangiare c'è il classico self service, abbastanza costoso ma con ottimi piatti, un ristorante texano alla carta, e il classico ristorante "lei non sa chi sono io" con pizzi, merletti e argenteria varia, con tanto di violinisti a suonare, che fanno tanto Titanic! Ancora, 3 saloni col bar (non vi dico quante spillatrici in totale...), all'interno di un salone un tavolo verde, credo da blackjack, una sala giochi, una sala slot, un cinema con salette separate (!) e soprattutto un negozio veramente enorme, che vende qualsiasi tipo di souvenir marchiato irlanda o guinness, alcoolici di ogni tipo, accessori auto/moto, e tanta altra roba...
3° giorno
La mattina, non ci accorgiamo quasi di essere entrati in porto, la leggera pioggerellina che avremo modo di conoscere bene impedisce di vedere a più di 50 metri! Quando scendiamo, per fortuna c'è un solo senso di marcia, mi accodo ad un camion, giusto per sapere da che parte andare... Ci si abitua abbastanza in fretta, il problema sono le prime rotonde, dove per fortuna ci sono delle enormi frecce disegnate nell'asfalto, che indicano in quale senso bisogna percorrerle... Nell'ingresso di una di queste, dei motociclisti francesi davanti a noi, abituati a guardare a sinistra, non danno la precedenza alla macchina che arriva da destra, con relativa inchiodata e imprecazioni in gaelico antico! Cominciamo a notare i piccoli baracchini, veramente presenti ovunque, che vendono fragole, a quanto pare la zona di Wexford è famosa per le sue fragole. Ce ne compreremo una vaschetta enorme prima di prendere il traghetto del rientro, e la loro fama è veramente meritata!

La prima tappa della giornata è The Rock of Cashel, un'antica fortezza, inizialmente luogo di potere, che venne nel Medioevo donata alla Chiesa, che ha la caratteristica di non avere il tetto dell'abbazia, crollato qualche secolo fa. Tutto intorno alla Chiesa, facciamo la nostra conoscenza con le croci gaeliche. I cimiteri a quanto pare sono ricavati (o lo erano fino a poco tempo fa) tutto intorno alle chiese, tra l'altro senza un ordine apparente. Sarà macabro, ma i cimiteri irlandesi sono fra le cose che mi sono piaciute di più!



Al rientro al parcheggio, la cassa automatica non riconosce il biglietto preso all'entrata, ci dice che è nella "Black list", un autista di un pullman vede la scena e capiamo in qualche modo che ci dice di andarcene senza pagare... ovviamente non insistiamo nel tentare il pagamento, e usciamo dal parcheggio da dove si dovrebbe entrare, la sbarra è troppo corta e si passa agevolmente in moto... Sarà il primo di tanti parcheggi non pagati, quasi mai per colpa nostra...
Ci avviamo verso Cahir, poco lontano, dove vedremo il primo di una lunga serie di castelli, il Cahir Castle. Molto più semplice rispetto alla Rocca di Cashel, è comunque stupendo nella sua imponenza, si erge a fianco di un fiume, ed è circondato da enormi prati verdi, bellissimi!



Giusto per parlare di parcheggi, a Cahir si dovrebbe pagare all'arrivo ed esporre il ticket, io ovviamente non ho intenzione di lasciarlo in bella vista e chiedo ad una vigilessa che vedo lì vicino, mi spiega che non sono molto abituati alle moto, e mi dice di pagare giusto mezz'ora e di portare il biglietto con me, tanto quei parcheggi li controllerà solo lei.
Ripartiamo quindi alla volta di un paesino vicino Cork, dove avevamo prenotato un B&B. Troviamo subito il posto, la signora parla velocissimo e capiamo poco o niente, ma prendiamo possesso della camera. Scarichiamo velocemente i bagagli, e partiamo alla volta del centro di Cork. Per quel poco che abbiamo potuto vedere, niente di eccezionale, classica città di provincia, facciamo un giro nella classica via dello shopping, St. Patrick Street, girovagando senza una meta vediamo alcune chiese e una bella cattedrale, e arriviamo infine al momento clou, la cena. Tra le possibili opzioni, la guida che abbiamo appresso nomina Jackie Lennox, il più famoso venditore di fish&chips a Cork, e ne parla molto bene! Imposto il navigatore e lo raggiungiamo in breve, la cosa strana è che Jackie Lennox ha due negozi, friggitoria e lavanderia, affiancati! La coda comincia da fuori, pensiamo di dover aspettare tanto ma per fortuna dentro lavorano ad una velocità impressionante, praticamente lavorano quasi esclusivamente da asporto, noi invece ci accomodiamo in un tavolino fuori e ci gustiamo il nostro primo fish&chips irlandese! Ragazzi, poche volte nella vita ho mangiato un fritto così fritto! Il pesce era ottimo, ma la sua panatura grondava olio! Specialmente per la mia dieta attuale, è stato un pasto atomico! Tra l'altro già da questa prima cena, scopriremo che la porzione media di un qualsiasi piatto irlandese, è circa il doppio di un piatto quì da noi, al livello del Costant dei vecchi tempi!



4° giorno
Dopo una nottata a cercar di digerire il Fish&chips di Jackie Lennox, si comincia con la prima nostra vera Irish Breakfast, che io adoro! Se mi avesse visto la mia dietista… Lara non è molto convinta, ma tempo due giorni e cambierà idea, se non altro perché non si può chiedere caffè o cappuccino, a chi non li sa fare! Si parte quindi alla volta del Blarney Castle, a pochi km di distanza. Di origine medievale, deve la sua fama alla Blarney Stone, che se baciata in una certa posizione, secondo la leggenda donerebbe il dono dell’eloquenza. Praticamente una volta arrivati in cima al castello, ci si deve coricare sulla schiena e sporgersi sul vuoto con la testa reclinata, fino a che si arriva a baciare la famosa pietra. Il tutto è più che sicuro perché sotto hanno piazzato delle sbarre di sicurezza, e perdipiù ci sono due inservienti che controllano il tutto e ti tengono ben stretto per evitare di scivolare, ma la cosa è comunque molto suggestiva, tanto che Lara alla domanda dell’inserviente “Sei pronta per baciare la pietra?” rifiuta categoricamente e tira dritto!



La tappa successiva è il Ring of Kerry, il giro costiero dell’omonima penisola. Prima però di affrontarlo, facciamo un breve tratto della Beara Peninsula, e saliamo all’Healy Pass, una stradina stretta e tortuosa, che ci regala degli scorci tanto semplici quanto meravigliosi. Qui cominciamo a conoscere le vere stradine irlandesi, con gli asfalti vecchi e soprattutto ondulati come mai avevo visto prima. Chi è stato in Irlanda potrà confermarlo, anche a velocità limitate, si salta di continuo, le strade, anche quelle asfaltate di recente, sono un saliscendi continuo, dopo la disavventura del cuscinetto, a essere messo a dura prova per tutta la vacanza è stato l’ammortizzatore posteriore. E più di una volta ho dovuto controllare che Lara fosse ancora seduta dietro, visti certi salti affrontati in velocità… A quanto pare, quando sistemano le strade non perdono tanto tempo a “livellare” il terreno sottostante, né tantomeno a passare il rullo compressore sull’asfalto, e i risultati si vedono…




Una volta scesi dall’altro versante del Healy Pass, arriviamo a Kenmare, da dove comincia il Ring of Kerry. Spiagge stupende, panorami molto belli, ma forse in generale abbastanza sopravvalutato, abbiamo trovato delle strade costiere molto più interessanti e caratteristiche in altri angoli d’Irlanda molto meno “turistici”. Molto carina Valencia Island, all’estremità della Iveragh Peninsula. In effetti non è più un’isola, in quanto è collegata ad un’estremità da un ponte, mentre dall’altra parte si può traversare con un traghettino (più corretto chiamarla chiatta) che passa ogni quarto d’ora, la traversata dura si e no 3 minuti! Ne incontreremo diversi di questi traghettini che fanno la spola avanti e indietro tutto il giorno; per come è conformata l’Irlanda, evitano di fare tanti km su strada con pochi minuti di traversata.



Terminato il Ring of Kerry, arriviamo a Killarney, bellissima cittadina con tutto intorno l’omonimo parco nazionale. Troviamo subito sistemazione, i B&B sono ovunque, vediamo tanti motociclisti e questo ci meraviglia, ma scopriamo subito il perché, c’è un raduno custom proprio in quei giorni. Una volta scaricati i bagagli, ripartiamo per un giro intorno al parco nazionale, cominciamo col Gap of Dunloe, una stradina fra le colline circostanti, tra laghetti, fiumiciattoli, cascatelle e ponticelli in pietra, è in questi posti che quasi mi spiace essere in moto, mi sembra fuori luogo, col suo rumore e il suo inquinare, in certe discese spengo il motore e vado d’inerzia, per godermi il silenzio e quasi per non “disturbare” la natura tutto intorno.



Nel rientro verso Killarney, ci fermiamo al Ladies View, un punto panoramico sui laghi del parco, che prende il suo nome dalle assistenti/attendenti della Regina Vittoria, estasiate davanti a quel panorama durante una loro visita al parco. Poco più avanti, nella stessa strada, le Torc Waterfall, piccole cascate con relativa area picnic. Con tutte queste cose da vedere, arriviamo a Killarney troppo tardi, escludiamo i ristoranti che alle 21 non servono più, proviamo in un pub ma è troppo tardi anche lì, finiamo col mangiare un panino in un fast food, quindi ci fiondiamo in camera, è stata una giornata impegnativa!


5° giorno
Avevamo già avuto a che fare con la pioggia irlandese, ma solo a sprazzi, per brevi periodi, questa invece sarà una giornata intera di pioggia, non eccessiva ma comunque fastidiosa. Da Killarney, raggiungiamo Killorglin per cominciare il giro della Dingle Peninsula. Poco prima di Dingle, ci fermiamo nella spiaggia più grande che io abbia mai visto, l’oceano dà dimostrazione della sua forza, le onde non sono altissime ma fanno comunque impressione, i surfisti cercano di domare le acque ma pochi ci riescono, è uno spettacolo unico. Attraverso una stradina stretta e a picco sul mare, raggiungiamo Slea Head e Dunmore Head, che sono la fine della Dingle Peninsula; Dunmore Head in particolare è il punto più occidentale dell’Irlanda, quì la forza dell’acqua si fa sentire prepotentemente.



Rientrati a Dingle, saliamo al Connor Pass per ridiscendere dall’altra parte della penisola, e raggiungere Doolin, dove trovare sistemazione per la notte.

Nel tragitto per Doolin, purtroppo arriviamo troppo tardi per ammirare il Bunratty Castle, vicino Limerick, dove organizzano delle cene e delle feste in tema medievale, tutto molto caratteristico; le visite al castello terminano alle 17, e alle 17 in punto ci chiudono la biglietteria davanti, proprio mentre noi arriviamo. Pazienza, proseguiamo, cominciamo a cercare da dormire a Lahinch, quì purtroppo la stanchezza della giornata, e soprattutto la pioggia di cui non ne posso veramente più, mi fa accettare il primo posto dove ci fermiamo, che è in effetti il posto più brutto e sporco dove io abbia mai dormito, e posti discutibili ne ho visto… Ma tant’è, cerchiamo di arrangiarci come possiamo, evitando accuratamente il bagno in comune, e io non sono per nulla schizzinoso, figuriamoci… Per consolarci del pessimo alloggio, ci rinfranchiamo con un’ottima cena in un pub, io per scaldarmi prendo una zuppa calda (ne prenderò altre, molto buone ovunque) e il mitico Irish Stew, ne mangerò la metà vista la porzione, ma è il piatto irlandese che preferisco. La topaia è proprio di fronte all’oceano, quindi al rientro ci soffermiamo a vedere i surfisti… è veramente impressionante, piove e c’è abbastanza freddo ma questi pazzi furiosi, a decine e decine, si avventurano fra le onde, tanti addirittura senza muta ma solo in costume… è il loro paradiso e si vede, ovunque negozi specializzati per surfisti, ovunque pick up pieni di surf, è tutto molto caratteristico, sembra quasi irreale, specialmente per chi non c’è abituato, come noi. I puntini neri che spuntano dall'acqua nella prossima foto sono i surfisti, questo vi dà l'idea della grandezza della spiaggia e dell'altezza delle onde...

6° giorno
Uscire da quel “Lodge” è quasi una liberazione, ma la pioggia non è cessata, anche oggi sarà una giornata bagnata. Siamo sconsolati soprattutto perché non godremo appieno della vista sulle Cliffs of Moher, le scogliere più famose d’Irlanda. Le raggiungiamo dopo pochi km, nonostante il cielo plumbeo lo spettacolo è unico, per chi è interessato c’è un centro espositivo, noi ci limitiamo a passeggiare lungo le scogliere per la lunghezza che è possibile visitare, al termine dell’area aperta al pubblico si può scavalcare un muretto e proseguire in un terreno privato, ove non ci sono protezioni e ci si può quindi sporgere su centinaia di metri di vuoto… Non ci sono cartelli di pericolo, ma con cinismo tipicamente anglosassone, sul muretto è presente una targa, dedicata alla memoria di tutte quelle persone che hanno perso la vita alle Cliffs… della serie, se volete oltrepassare il muretto e sporgervi, fatelo pure, tanto se dovesse andarvi male, questa targa varrà anche per voi…



Ci rimettiamo in sella, proseguiamo lungo la regione del Burren, famosa per essere quasi totalmente rocciosa, raggiungiamo Black Head, già il nome dice tutto.


Poco prima di Galway, vorremmo visitare il Dunguaire Castle, ma abbiamo da prendere un traghetto fra poche ore, e dopo l’esperienza in Francia, non rischiamo nulla e facciamo delle foto soltanto dall’esterno, non è né il primo né l’ultimo dei castelli che vedremo, anche se ognuno ha il suo fascino. La sua posizione è molto suggestiva, dà direttamente sull’oceano, anche se per effetto della bassa marea, quando lo vediamo noi sembra inserito in una sorta di torbiera.


Si riparte, passiamo nella periferia di Galway e andiamo oltre, dobbiamo prendere il traghetto per Inishmore, la più grande delle Isole Aran. Abbiamo prenotato dall’Italia uno dei pochi B&B a Inishmore, essendo un isoletta non volevamo correre il rischio di non trovar posto. Prenderemo il traghetto alle 13 da Rossaveal, dormiremo a Inishmore e ritorneremo a Rossaveal il giorno dopo alle 12. La particolarità di quest’isola, è che non vi si può accedere coi mezzi a motore, soltanto i residenti hanno auto e furgoni per i turisti, oltre ai calesse. Rossaveal è veramente un posto piccolissimo, non ci si accorge neanche di esserci arrivati finchè non si vedono i traghetti, ci sono 2/3 piazzali adibiti a parcheggi privati, e un parcheggio pubblico. Non penso ci siano tanti furti di moto, ma in base alla legge di Murphy decidiamo per un parcheggio privato, il vecchietto nella baracchetta ci chiede con quale traghetto rientriamo e ci dice di parcheggiare dove vogliamo, pagheremo 3 euro al nostro ritorno. Finalmente la vara riposerà per 24 ore di seguito, è l’unica moto nel parcheggio, leghiamo tutto il legabile, ci portiamo dietro l’indispensabile per passare la notte, facciamo i biglietti e ci imbarchiamo.


E’ stata una delle giornata più belle passate in Irlanda, all’arrivo in porto si ha l’imbarazzo della scelta tra calesse e furgoni che attendono i turisti, ma noi sappiamo già dove andare: a noleggiare una bici! Il tempo è buono, siamo in una tanto semplice quanto bella isola d’Irlanda, ci godiamo veramente questi momenti, il nostro B&B e a sei km, tra una sosta e l’altra ci facciamo questa bella pedalata, è tutto un viavai di biciclette. Non andavo in bici da diversi anni, da ragazzo ne ero un appassionato, mi sembra di tornare indietro negli anni, bello! E nonostante il tanto tempo passato dalle ultime giornate in bici, scopro con piacere che quadricipiti e polpacci ci sono ancora! Se l’Irlanda è una terra ancora relativamente selvaggia, quest’isola è quanto di più selvaggio ci può essere. Raggiungiamo il B&B, gli passiamo davanti e non lo riconosciamo, non ha insegne e sembra una casa padronale qualsiasi, ha delle camere bellissime ed enormi, un bagno altrettanto grande e bello, e un letto a 3 piazze!


Appena sistemate le cose in camera, usciamo a scoprire l’isola, è lunga 12 km circa, tra il pomeriggio e la mattina dopo praticamente la giriamo in lungo e in largo, facciamo il giro della costa e l’interno, scopriamo piccoli angoli di paradiso, la maggior parte della costa è rocciosa ma c’è anche qualche spiaggetta sabbiosa, tante scogliere ovunque (le onde che si infrangono sulle scogliere fanno più rumore di un tuono), casette molto carine con cavalli mucche e asini in giardino (!), troviamo un angolo della costa dove si possono vedere e fotografare da lontano le foche, e notiamo muretti a secco ovunque, molto caratteristici. Affrontiamo qualche km di sterrato abbastanza difficile, nei sentieri in mezzo ai muretti, tra erba, ghiaia, rocce; per fortuna è tutto in discesa, io ormai preso dall’euforia mi metto in piedi sui pedali e lascio scorrere la bici a velocità non proprio di sicurezza, in qualche dosso roccioso la bici stacca entrambe le ruote da terra, mi diverto come un ragazzino, ma alla fine della discesa, oltre i polsi doloranti, mi accorgo che il mio peso ha fatto la sua parte, e a stare in piedi sui pedali con quelle botte ho rotto… i cuscinetti del mozzo pedali! E’ proprio la vacanza dei cuscinetti! Per fortuna il giorno dopo, alla riconsegna della bici, non controlleranno nulla…








continua...